martedì 8 gennaio 2008
Cirò Marina - Il loro è un ultimatum: se, entro dieci giorni, a far data da martedì 8 gennaio, la Regione Calabria non emetterà l’annunciato decreto di finanziamento per la messa in sicurezza del porto di Cirò Marina, il vulcanico Ferdinando Amoruso e i pescatori marinoti s’incateneranno al cancello del palazzo in cui ha sede la Giunta regionale, a Catanzaro! Che la minaccia sia fondata, non v’è dubbio alcuno, considerato che il dirigente comunale Ferdinando Amoruso ha parlato nella sua veste di promotore e coordinatore del Comitato pro strada statale 106 e pro infrastrutture in genere. E, in quest’ultima veste, qualche mese fa, Amoruso s’incatenò sulla 106, al fine di sollecitarne l’improcrastinabile ammodernamento. Adesso, lui assicura che su quel fronte il dado è pressochè tratto: non dice di più per non farsi rubare il copyright di una vittoria che dà per scontata. La questione “porto” è più attuale che mai in questi giorni in cui i bollettini meteorologi sembrano bollettini di guerra. Fatto è che, giovedì notte, molti pescatori marinoti hanno condotto i loro pescherecci al sicuro nel porto di Cariati, mentre gli altri hanno scelto di trascorrere le loro notti insonni nel pericolante porto di Cirò Marina a far la guardia al mare in tempesta. Che ha prodotto ulteriori danni alle spiagge della località Torrenova, nuovamente vittime dell’erosione costiera. Per fortuna, la mareggiata in corso ha risparmiato il porto, ma – v’è da chiedersi - fino a quando si dovrà continuare a confidare solo ed esclusivamente nella clemenza degli elementi naturali? Dice bene il presidente della cooperativa “Luigi Marino”, Vincenzo Tangari, che il porto di Cirò Marina non ha mai conosciuto un intervento di manutenzione, che fosse uno. E come mai? L’anomalia assume contorni ancora più grotteschi se, come invita a fare il dirigente Amoruso, si legge il contenuto del fittissimo carteggio intercorso negli anni fra la Regione Calabria e il Comune di Cirò Marina. Le carte infatti documentano un balletto di competenze fra i direttori generali dei Dipartimenti dei lavori pubblici, dei trasporti ed infine del turismo, che si sono passati –dopo silenzi di mesi – i vari incartamenti riguardanti il porto, sostenendo che “la risoluzione delle problematiche di cui alle suddette note” spettasse sempre ad un altro ufficio. Nel marasma di comunicazioni interne e di esternazioni dei politici regionali di turno è affogato l’accordo di programma quadro, che aveva previsto il rafforzamento e l’innalzamento del molo foraneo, oltre che il ripascimento a mare della mantellata, per una spesa di 2 milioni di euro. Che fine ha fatto la somma?, si chiede Amoruso. Gli interventi di somma urgenza, pure annunciati sulla scorta delle perizie tecniche, sono annegati anch’essi nel mare dell’inettitudine e si è arrivati alla notizia dicembrina che “il decreto è alla firma”, in quanto il governatore Loiero intenderebbe seguire una procedura semplificata per ripartire i fondi “disponibili in bilancio” fra i porti calabresi che necessitano di interventi di messa in sicurezza. La fonte della suddetta notizia sono i consiglieri regionali Salvatore Lucà e Francesco Sulla. Azzerando pure il periodo che è trascorso fra l’annuncio dato dai due esponenti del Pd, il governatore Loiero ha dieci giorni di tempo per apporre una firma sul decreto. Gli basteranno? Se non dovessero bastargli, Ferdinando Amoruso, il presidente Vincenzo Tangari e i pescatori di Cirò Marina sarebbero pronti ad incatenarsi. “Le catene le abbiamo già!,” hanno ammonito.
Siete soddisfatti del lavoro dell'amministrazione comunale sin d'ora?
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